dip aff“Ormai è un anno che la mia vita senza il mio compagno non ha più senso, anche se mi tradiva e anche se le cose non andavano più come prima sento un vuoto incolmabile…non credo di potercela fare!”

Queste sono le parole più frequenti usate per raccontare la propria relazione da chi soffre di Dipendenza Affettiva, vediamo di cosa si tratta.
La Dipendenza Affettiva è uno stato mentale pervasivo e la persona che ne soffre vive nella convinzione assoluta che senza l’Altro, inteso come oggetto d’amore, non sia possibile sopravvivere. Quella relazione affettiva è unica, indispensabile e necessaria; nulla ha significato nella vita della persona con Dipendenza Affettiva se non può essere condiviso e vissuto insieme a colei o clui che si ama in maniera totalmente fusionale. La conseguenza più frequente che si sperimenta è il timore della possibile perdita che “costringe” il Dipendente Affettivo a vivere in un costante stato di allarme e controllo dell’Altro. Questo atteggiamento è finalizzato a scongiurare la separazione, che verrebbe vissuta come un abbandono con profonda angoscia, disgregazione e sentimento di impotenza.
Il risultato è una vita all’ombra dell’Altro, dove ogni desiderio o interesse personale è negato o annientato perché niente è più importante.

Da cosa deriva? Cioè, in termini semplici, cos’è l’Attaccamento?
Sin dalla nascita l’uomo, in quanto mammifero, ha bisogno di accudimento per sopravvivere, della vicinanza di una figura adulta che gli garantisca non solo la sopravvivenza fisica ma anche lo sviluppo delle sicurezze e delle capacità che lo porteranno a vivere in sintonia con se stesso e con il  mondo. Questo legame “speciale” è definito sistema di attaccamento.

Per poter sviluppare un attaccamento sicuro è necessario avere avuto esperienze di disponibilità e accettazione da parte della figura significativa di accudimento (solitamente i genitori): figura che in qualche modo è stata capace non solo di dare rilievo ai bisogni più elementari  come essere nutrito, lavato ecc…ma capace anche di dare spazio a tutte quelle esperienze che danno la possibilità di sviluppare una emotività sana e in equilibrio con il mondo esterno, che ha fornito amore autentico non condizionato anche o solo da aspettative di prestazione. Il sistema di attaccamento ha quindi un’influenza sulla modalità con cui le persone si relazionano agli altri nell’età adulta.

Uno stile di attaccamento sicuro permetterà inoltre di:
sviluppare maggiori capacità di autoregolazione, flessibilità e adattamento a situazioni diverse nei momenti di frustrazione e stress
acquisire fiducia in se stessi e verso gli altri
chiedere e dare aiuto serenamente quando serve .

Al contrario, aver sviluppato un attaccamento insicuro, fatto di scarse attenzioni, assenza di cure, esperienze traumatiche precoci, potrebbe:

  • creare problemi di valore personale
  • creare difficoltà nelle relazioni
  • diminuire la capacità di autoregolarsi in generale

Che partner sceglie la persona con Dipendenza Affettiva?
Il Dipendente Affettivo, proprio per la percezione di se stesso come una persona vulnerabile, incerta, insicura e convinta della propria scarsa amabilità, troverà ovvio e ineluttabile scegliere una persona poco attenta ai suoi bisogni, poco amorevole, difficilmente rispettosa e disponibile. Tale scelta confermerà senza ulteriori dubbi la convinzione di non essere meritevole di amore innescando un circolo vizioso.

Tale condizione, simile al gioco “della vittima e del carnefice” è proprio la relazione che il Dipendente Affettivo cerca, pensando che quella persona, apparentemente forte e sicura, lo possa proteggere da tutte le difficoltà della vita. Di contro quella persona, spesso caratterizzata da tratti narcisistici (quali per esempio senso di superiorità, esigenza di ammirazione, mancanza di empatia), cerca una “vittima” per soddisfare il bisogno di potere e controllo, uniche modalità con cui riesce a stare in relazione con l’Altro.

Cosa si può fare?
Tra le ragioni che spingono un Dipendente Affettivo a chiedere un intervento psicologico, è spesso presente uno stato depressivo e/o di ansia conseguente ad una separazione o al timore che questa possa verificarsi, timore che viene vissuto come un vero e proprio “abbandono”.

Il Dipendente Affettivo parla spesso della sua condizione in maniera ambivalente, da un lato descrive l’Altro come una persona spregevole e maltrattante, facendo emergere sentimenti di rabbia per ciò che si subisce da anni, dall’altro come una persona eccezionale, innamorata e da proteggere lasciando trasparire la certezza che solo attraverso la sua riconquista la propria depressione si risolverà.

È importante quindi intraprendere un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, che si sviluppa in diverse fasi e mira primariamente al riconoscimento e all’accettazione di quell’antica ferita, che si è venuta a creare nella prima infanzia attraverso legami poco funzionali reiterati nel tempo con i propri genitori, che il Dipendente Affettivo tenta di colmare proponendo comportamenti in campo affettivo che hanno l’inutile pretesa di ottenere un riconoscimento da parte dell’Altro.

Si tratta di un passaggio impegnativo e faticoso soprattutto perché il Dipendente Affettivo non è abituato ad organizzare la propria vita in maniera libera dato che le sue scelte sono sempre condizionate da comportamenti atti a garantire la “sopravvivenza” attraverso la continuità della relazione con l’Altro. Ma si tratta anche di un passaggio indispensabile per una crescita consapevole della propria completezza fatta di fragilità e risorse, di sicurezze e insicurezze e, proprio perché umani, accettabili e affrontabili.

 

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