psico2 (1)Non rare volte come psichiatri e psicoterapeuti ci imbattiamo in persone che vivono esperienze in cui irrompe uno “stato d’animo” indefinito, difficile da raccontare e in cui il senso di familiarità nei confronti del mondo è parzialmente o totalmente sostituito da un vissuto di estraneità che pervade la persona, coinvolgendo anche chi gli si trova accanto. Accade spesso che i genitori o altri familiari giungano da noi allarmati poichè coinvolti in questo spaesamento e raccontino di non riuscire più a riconoscere i propri figli o i propri cari.

I primi segnali
Può succedere che gli anni di scuola superiore o i primi anni d’università passino tra scoppi improvvisi d’ira, bruschi sbalzi d’umore, gesti impulsivi autolesivi, l’uso di sostanze stupefacenti o un’estrema solitudine che si traduce talvolta con un bisogno di fuggire e di vivere in maniera errabonda, in un vagabondare senza meta, mentre altre volte la fuga si esaurisce dentro la propria stanza, buia su di un letto che diventa un rifugio. Questi turbamenti e inquietudini compaiono gradualmente e nulla hanno a che vedere con le “crisi esistenziali adolescenziali” che segnano un passaggio di crescita tra l’adolescenza e l’essere adulto. Assistiamo, invece, a un blocco dell’esistenza e dell’emancipazione.

Altre volte, in modo inatteso, l’esperienza psicotica irrompe più tardivamente in persone con una vita già strutturata da un lavoro e da una famiglia, creando ugualmente una discontinuità che blocca temporaneamente la loro ordinaria esistenza.

L’esperienza psicotica
In ogni caso ci troviamo di fronte a persone le cui capacità di entrare in relazione con l’altro si sono bloccate. Queste persone perdono temporaneamente il contatto abituale con il mondo, la loro esistenza si contrae e s’irrigidisce. Gli sguardi sono assenti, spesso sfuggenti o spaesati, i corpi sono contratti o agitati. C’è un vissuto di smarrimento e spaesamento che investe la persona, si perde l’abituale contatto con la realtà.

Può succedere che il pensiero si frammenti dando luogo a discorsi che a un ascoltatore possono risultare incoerenti o può succedere che emergano pensieri di cui non si può parlare con nessuno: si insinuano sordamente vissuti di persecuzione,  di grandiosità, vissuti mistici o di gelosia che travagliano la persona e man mano prendono enfasi facendo esplodere insofferenza e irrequietezza. I contenuti di quelli che genericamente e riduttivamente possono essere diagnosticati come deliri paranoidei, di grandezza e così via, e che possono essere inquadrati in diverse categorie diagnostiche, hanno a che fare però con la storia della persona ed è su di essa che è necessario soffermarsi.

Cosa fare?
L’esperienza psicotica spaventa sia la persona che la vive sia chi vi si trova accanto. Se vogliamo però comprendere quel malessere, che gradualmente o all’improvviso ha interrotto la quotidianità della vita, è necessario prestare ascolto alla persona. Un atteggiamento di accoglienza e di ascolto può aprire le porte al dialogo.

Nel periodo dello spaesamento vissuto dalla persona coinvolta, sono i genitori o altri familiari che hanno il compito di vicariare il loro caro mettendo da parte ogni tipo di remora (senso di colpa, senso di vergogna legata allo stigma, giudizi).
Il ruolo della famiglia è fondamentale affinchè si costituisca l’incontro tra la persona sofferente e il professionista, laddove non avvenga spontaneamente. Il primo passo è il contatto con lo psichiatra e/o con uno psicoterapeuta da parte dei familiari che getterà le basi, anche attraverso una psicoeducazione, per l’incontro con la persona sofferente. A questo punto sarà compito dello psichiatra/psicoterapeuta avviare un percorso di cura personalizzato che terrà conto della storia della persona e della diagnosi, considerando che una psicosi può essere riconducibile a diverse condizioni (disturbo bipolare, depressione con caratteristiche psicotiche, disturbo delirante, disturbo psicotico breve, disturbo dello spettro della schizofrenia) ognuna delle quali prevede un trattamento farmacologico specifico affiancato da un percorso psicoterapeutico.