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Alcolismo giovanile, un fenomeno sempre più diffuso

Da un’intervista al Dott. Daniele Nacca, medico, psicologo clinico e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, che da anni si occupa di alcolismo giovanile

Quando parliamo di alcolismo, in questo caso di alcolismo giovanile, non dobbiamo dimenticare che il consumo di alcol è un fenomeno antico quanto il mondo, visto che parliamo di una sostanza comune che si produce quasi spontaneamente, basta infatti  lasciare un po’ di frutta al caldo e si ottiene un mosto profumato. I nostri antenati dopo averlo assaggiato e sperimentato il gradevole effetto psicoattivo ne hanno lasciato importanti testimonianze in testi antichi, per esempio nella Bibbia dove  Noè viene descritto in modo inequivocabile come abusatore di alcol. Ed ancora Platone raccontava di quanto vino scorresse nei convivi di filosofia.

Un aspetto che rende l’alcol tanto attraente è la sua funzione “social” come eccellente lubrificante delle relazioni sociali, una funzione svolta in modo semplice, accessibile e a basso costo.  L’alcol è una sostanza che facilmente promuove scambi, cultura e umanità, ma allo stesso tempo, da sempre in una piccola percentuale della popolazione, genera grandi sofferenze. Non dobbiamo demonizzare nulla, dobbiamo però essere più attenti e più consapevoli della potenza di queste sostanze. Proibirle porta effetti contrari, legati non solo all’aumento delle attività illegali (non dimentichiamo il proibizionismo americano che portò all’arricchimento della malavita) ma anche, per esempio, alla diffusione di sostanze simili all’alcol, ben più pericolose, che determinano ulteriori sofferenze.

Come addetto ai lavori, lavorando da moltissimi anni sia con adulti che con adolescenti, penso che dobbiamo non solo occuparci di più della cura per la dipendenza e l’abuso di alcol ma anche di diffondere una  maggiore consapevolezza riguardante gli effetti delle sostanze che aumentano il rilascio di dopamina. La dopamina è la molecola cardine del piacere la cui produzione viene stimolata da comportamenti gratificanti , tra cui per esempio, l’assunzione di sostanze piacevoli, dal cibo alle droghe.  Per questo motivo l’essere umano è sempre stato attratto da situazioni a rischio, per esempio, generazioni di adolescenti sono state attratte dal film cult “Scarface” in cui la commistione tra comportamenti  a rischio e droghe suscita un intenso fascino.

Curare e informare di certo non è facile per la scarsità di collegamenti tra professionisti, studiosi e istituzioni che ha come conseguenza principale il carico sulle famiglie, spesso da sole a fronteggiare il problema. I servizi di cura ci sono ma i fondi stanziati sono pochi (3% del PIL in Italia per le spese inerenti le malattie mentali comprese la dipendenze patologiche mentre in altri paesi europe si arriva al 5-6%).  Il risultato è che il fenomeno dell’alcolismo giovanile è sicuramente in crescita. Per ora l’Italia resta uno dei paesi a più basso consumo d’alcol ma non possiamo trascurare il dato mondiale che il 50% di delitti e suicidi è collegata alla contemporaneità tra atto criminoso o atto autolesivo e consumo d’alcol. La stessa percentuale del 50% riguarda gli incidenti stradali.
Si tratta quindi di un fenomeno importante e spesso sottovalutato. A volte mi capita di ascoltare o leggere drammatiche storie  di cronaca nera che riportano un generico “soffriva di depressione” trascurando che si tratta invece di persone con problemi psicologici aggravati però dall’uso di alcol o sostanze a cui non viene dato il giusto rilievo. Lo stesso vale per tanti grandi artisti, per esempio Amy Winehouse, Kurt Cobain. per i quali l’abuso di alcol o sostanze ha avuto un peso non trascurabile sulla condizione psicologica. Artisti che vengono ricordati per la “maledizione dei 27” senza considerare che in realtà quella dei 27 anni è la fascia di età in cui la concomitanza di disturbi psicologici e abuso di alcol e sostanze statisticamente aumenta il rischio di suicidio.

Molti mi chiedono quali sono i segni distintivi dell’alcolismo giovanile che, ovviamente,  quasi sempre viene tenuto nascosto. Innanzitutto i dati: alcuni studi condotti dall’Unione Europea dicono che il 75% degli adolescenti sperimenta sostanze psicoattive (alcol, cannabis etc.)  ma in media solo il 2-3% sviluppa comportamenti importanti dal punto di vista clinico. In questi casi i segni più facili da intercettare sono il crollo del rendimento scolastico e l’aggressività.
Gli adolescenti fanno il loro mestiere e una certa quota di aggressività è fisiologica, ma qui parliamo di aggressività eccessiva e immotivata.
Un altro aspetto riguarda la modalità di consumo. Il consumo continuo è ovviamente un problema, ma non va sottovalutato il cosiddetto consumo Binge, cioè il consumo “acuto” molto incentivato da piccole rivendite purtroppo oggi tanto diffuse e di facile accesso per gli adolescenti.. Per esempio bere una bottiglia intera di superalcolico in breve tempo è un comportamento molto a rischio che può portare anche al coma etilico.
Perché lo fanno? Questo rientra sempre nel fatto che molti esseri umani sono affascinati dai comportamenti a rischio, pensiamo al detto “mi piace da morire”.  Un esempio significativo sono le montagne russe. A tanti piacciono perché in quel brevissimo momento si prova realmente la sensazione di precipitare e questo rilascia un grande quantitativo di dopamina.  I comportamenti di questo tipo sono molti: correre con la macchina, andare contro mano, guidare al centro della carreggiata. Tutte condizioni che attraggono che contemporaneamente possono condurre in situazioni di grande euforia o di grande pericolo.

Da un’intervista rilasciata a  Dario Mariottini, Radio Radio In the night il 4 agosto 2018

 

 

 

 

 

 

Autore: Roberta Necci