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Depressione

terapia della depressione

di Antonio Tundo

Quanto è frequente, come si manifesta, come si cura la depressione. Un disturbo che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2020 diventerà la seconda malattia più diffusa dopo i disturbi cardiovascolari.

La depressione è un disturbo antico e molto diffuso, può causare gravi conseguenze ed è caratterizzato da una complessità di sintomi che interessano lo stato d’animo (o umore), le energie, il pensiero ed il fisico con i suoi ritmi fisiologici (sonno, appetito, sessualità).

Quanto è frequente
Il rischio di sviluppare un episodio depressivo nel corso della vita è stimato intorno al 15-17% e si calcola che in Italia ne soffrano 8 milioni di persone. Il disturbo è più frequente nelle donne che negli uomini, con un rapporto di 2 a 1, e compare tra i 20 e i 50 anni, in media intorno ai 40 anni, anche se nessuna età ne è immune. Nelle ultime generazioni, probabilmente per la diffusione dell’abuso di sostanze e per i cambiamenti di stile di vita, si è verificato un abbassamento dell’età di esordio al di sotto dei 20 anni.

Come si manifesta

In alcuni casi il quadro può insorgere improvvisamente, più spesso è preceduto da un periodo, di giorni o mesi, in cui sono presenti dei “sintomi-spia” come facilità a cambiare umore, riduzione delle energie, tensione, difficoltà di concentrazione, inappetenza, insonnia. Non essendo specifici, questi sintomi sono spesso attribuiti a cause esistenziali o a malattie fisiche con conseguente ritardo nella diagnosi e nell’avvio di una cura adeguata.

Quando il disturbo si manifesta in pieno, l’umore è depresso (“mi sento triste, avvilito, sfiduciato, disperato”), scarsamente modificabile dagli eventi esterni (“ricevere l’incarico di capo-ufficio, che aspettavo da tanto, mi ha lasciato completamente indifferente”). Frequenti sono l’anedonia, cioè l’incapacità di provare gioia o piacere, la perdita di interessi (“non ho più voglia di giocare a calcetto”), la sensazione di aridità interiore (“non provo più nulla per mio marito e per i miei figli”). L’ansia, spesso associata, si manifesta come un continuo stato di preoccupazione (“non riesco a rilassarmi mai, ho sempre un pensiero che mi angoscia”) o sotto forma di disturbi fisici (“non riesco a digerire”, “ho sempre mal di testa”).

La riduzione delle energie causa un rallentamento nei movimenti, un profondo senso di stanchezza, più intenso al mattino, una facile stancabilità con difficoltà a svolgere qualsiasi attività (“mi costa uno sforzo enorme anche cucinare”). Più raramente è presente uno stato di agitazione con necessità di muoversi continuamente (“non riesco a stare fermo, non trovo pace”) e di comunicare la propria sofferenza che in questi casi viene spesso attribuita a fattori esterni (“sono depresso perchè in ufficio non mi considerano”; “mi sono ammalata perché mio marito lavora tutto il giorno e io sono sola in casa”). La presenza di agitazione caratterizza un particolare sottotipo di depressione (depressione mista) che richiede specifiche modalità di cura.

I pensieri sono rallentati (“mi sembra di avere la testa vuota, non riesco a pensare a nulla”) come, peraltro, tutte le funzioni mentali: attenzione, concentrazione e memoria (“non riesco più a seguire una discussione, perdo il filo di quanto viene detto”; “non posso più leggere un libro: guardo la stessa frase senza capire quello che c’è scritto”). La mente ruota su pochi argomenti: la convinzione di non valere niente (“non sono mai stato in grado di fare nulla”, “prima o poi si accorgeranno che professionalmente sono un bluff”), di essere rovinato (“non ho più neanche i soldi per comprarmi da mangiare”), di aver commesso gravi errori in passato (“ho sbagliato a comprare una casa nuova, con quello che mi costa andrò in rovina“), di soffrire di una grave malattia fisica (“ho continuamente mal di stomaco… penso di avere un tumore”), di non avere futuro. Talvolta queste idee sono così profondamente radicate da non essere messe in dubbio neanche se si dimostra il contrario, trasformandosi in veri e propri deliri (“depressione delirante o psicotica”).
Il desiderio di morire è presente almeno nei due terzi dei pazienti (“vorrei addormentarmi e non svegliarmi più”, “spero di avere un incidente stradale e rimanerci”) e può essere così intenso da spingere a togliersi la vita (15% dei casi).

Sintomi somatici comuni sono l’insonnia intermedia (“mi addormento facilmente, ma poi mi sveglio continuamente durante la notte”) e terminale (“dalle 5 in poi è un dramma: non riesco più a riaddormentarmi e sono angosciato da mille preoccupazioni”), la riduzione dell’appetito, le disfunzioni sessuali (perdita del desiderio, impotenza). In genere i sintomi sono più intensi e si attenuano in serata (“la giornata è finita e l’idea che tra poco andrò a letto mi da sollievo”).

Come evolve
In assenza di cure, la depressione in media dura da 6 a 12 mesi, ma può essere molto più breve (settimane) o superare i 2 anni; in quest’ultimo caso si parla di “depressione cronica” (20% dei casi). Caratteristica è la tendenza alle ricadute: il 50-65% delle persone ha, nel corso della vita, almeno tre episodi ed 10% può superare i 10.
Soprattutto se non curata, la depressione può facilitare l’abuso di alcol o sostanze stupefacenti (in particolare nei giovani) e ridurre l’aspettativa di vita sia a causa del suicidio, sia per le complicanze di concomitanti malattie internistiche, come diabete o ipertensione, trascurate.

Come si cura*
Prima di prescrivere una cura è importante dare al paziente e ai familiari informazioni chiare sulla diagnosi e su come gestire al meglio il disturbo e le sue conseguenze (“supporto psico-educazionale”). Questo può essere fatto verbalmente e/o suggerendo delle letture sull’argomento.
La terapia della depressione prevede tre fasi:

1. l’eliminazione dei sintomi della fase acuta (terapia dell’episodio)

2. il consolidamento dei risultati per almeno 4-6 mesi periodo in cui, se si interrompono le cure, è più facile il riproporsi dei sintomi (terapia di mantenimento)

3. la prevenzione delle ricadute, per ridurre il rischio di ulteriori episodi, in chi ne ha avuti diversi in passato (trattamento preventivo).

Nella maggior parte dei casi la cura della depressione consiste nella prescrizione di farmaci antidepressivi, di cui sono oggi disponibili diverse classi, grazie ai quali è possibile ottenere un miglioramento nel 70-80% dei casi. La scelta del farmaco è altamente personalizzata e varia in base al tipo e alla gravità dei sintomi, agli eventuali precedenti episodi, alla possibile presenza di altri disturbi, per esempio attacchi di panico, all’età, alle condizioni fisiche della persona e ai possibili effetti collaterali. In linea generale, nelle forme più gravi, si ricorre a triciclici, in quelle di gravità lieve-media agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina o della serotonina e noradrenalina; gli inibitori delle monoaminoossidasi sono riservati a particolari sottotipi di depressione (“atipica”) e alle forme resistenti. In presenza di ansia e/o insonnia si può aggiungere, per un periodo di tempo limitato, una benzodiazepina. Qualsiasi sia il farmaco scelto, si inizia con dosi basse, si raggiunge la quantità ottimale e, una volta ottenuta la risposta, si mantiene lo stesso dosaggio per tutta la durata programmata della cura.

Quando la depressione è lieve è possibile ricorrere, in alternativa ai farmaci, ad una psicoterapia cognitivo comportamentale o interpersonale. La psicoterapia dovrebbe affiancare i farmaci quando è necessario un sostegno emotivo in fase acuta, in presenza di problematiche psicologiche o di condizioni ambientali stressanti e per migliorare i rapporti in famiglia, con gli amici e sul lavoro. Alcuni studi hanno dimostrato che chi segue un trattamento combinato con farmaci e psicoterapia ha nel tempo un minore rischio di ricadute.

Per trattare al meglio la depressione è necessario che lo specialista sappia ben districarsi tra i diversi sottotipi di questa patologia (depressione atipica, psicotica, mista, bipolare, stagionale, cronica…), ognuno dei quali richiede una specifica terapia. Un intervento individualizzato è necessario anche quando la depressione si manifesta nei bambini e negli adolescenti, nelle donne in gravidanza e negli anziani.

Complessa, ma possibile, è la terapia delle forme “resistenti”, caratterizzate dalla mancata risposta a due o più cure ben fatte con antidepressivi (10-20% di tutte le depressioni). In questo caso bisogna innanzitutto verificare che non ci siano errori nella diagnosi e che, accanto alla depressione, non siano presenti altri disturbi, psichiatrici o medici, che riducono la sensibilità alle terapie. Il trattamento prevede il ricorso all’associazione di più antidepressivi di differenti classi (strategia di “combinazione”) o all’associazione di un antidepressivo con un farmaco che ne potenzi l’effetto (strategia di “potenziamento”). Poiché si tratta di interventi complessi, alcuni dei quali ancora in fase di studio, dovrebbero essere effettuati esclusivamente in centri ultra-specializzati e con esperienza consolidata.
In casi ormai eccezionali è necessario ricorrere alla terapia elettroconvulsivante o ad altre terapie somatiche, queste ultime ancora in fase di sperimentazione.

Insieme alle terapie farmacologiche e/o psicologiche chi soffre di depressione può giovarsi di forme di sostegno come i Gruppi di Auto Aiuto.

La ricerca sul trattamento della depressione è in continuo divenire e confidiamo in trattamenti via via più mirati e raffinati che migliorino la qualità di vita di un numero sempre maggiore di persone.

*Le informazioni fornite hanno natura generale e sono pubblicate con finalità puramente divulgative. Per doverosa informazione, si ricorda che la visita effettuata dal proprio medico rappresenta l’unico modo per ricevere una diagnosi corretta e un trattamento efficace.