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Disturbi di Personalità

di Anita Parena

Quando alcuni aspetti della personalità diventano tanto rigidi da condizionare negativamente la vita e le relazioni affettive, sociali, lavorative.

Disturbi di Personalità
Ognuno di noi ha un modo personale di stare a contatto con il mondo, un proprio modo di vivere, comportarsi, pensare, stare con gli altri, affrontare le esperienze della vita. Per esempio: c’è chi apprezza la solitudine e l’isolamento e chi invece è più incline a socializzare e cercare compagnia; chi ha bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione e chi se ne vergognerebbe; chi tiene tutto in ordine e chi vive a suo agio nel caos; chi è particolarmente diffidente e chi si fida incondizionatamente degli altri.
L’insieme di queste caratteristiche definisce la personalità dell’individuo che è il risultato della combinazione di fattori genetici (cioè ereditari) e ambientali (per esempio rapporto con i genitori, ambiente sociale e culturale di appartenenza). Le modalità di espressione della personalità variano lungo un continuum che va dalla massima  flessibilità all’estrema rigidità.

Cosa si intende per Disturbo di Personalità?
Quando ci troviamo di fronte a una “esasperazione” delle caratteristiche sopra descritte che finiscono con il diventare tanto rigide e pervasive da condizionare la capacità di adattarsi alla vita e di avere rapporti affettivi, sociali e lavorativi soddisfacenti si parla di Disturbi della Personalità
.
Chi soffre di uno di questi disturbi ha una visione di sé e dell’altro distorta, poco aderente alla realtà, disfunzionale e ha abitudini, comportamenti ed esperienze interiori che si discostano molto da quelle delle altre persone. Inoltre, non si rende conto dell’origine “psicologica” del proprio malessere né considera la possibilità di un percorso per avviare un cambiamento essendo convinto che l’alto livello d’insoddisfazione e sofferenza siano oggettivamente causati dagli atteggiamenti degli altri.
Nella maggior parte dei casi, quindi, sono i familiari a rivolgersi a uno specialista per capire cosa accade al proprio caro o per avere dei consigli su come affrontate la situazione; più raramente, è la persona stessa a chiedere aiuto.  Cosa che accade quando la situazione emotiva si complica per la comparsa di un altro disturbo psichiatrico come depressione, ansia o abuso di sostanze.

Come si manifestano?
Nelle classificazioni ufficiali, come la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali o DSM-5, sono oggi riportati 10 differenti Disturbi di Personalità che, in base alla presenza di caratteristiche sintomatologiche comuni, vengono riuniti in 3 blocchi (tecnicamente “cluster”). Classicamente tutti questi disturbi compaiono nella tarda adolescenza o nella prima età adulta.

  • Cluster A, in cui prevalgono comportamenti bizzarri, strani o eccentrici, che comprende il Disturbo Paranoide, Schizoide e Schizotipico
  • Cluster B, in cui predominano l’impulsività, l’alta emotività e la drammaticità, che comprende il Disturbo Borderline, Antisociale, Istrionico e Narcisistico
  • Cluster C, in cui sono in primo piano ansia e paura, che comprende il Disturbo Evitante, Dipendente e Ossessivo-Compulsivo

Di seguito riportiamo una sintesi delle principiali caratteristiche di ciascun disturbo ben sapendo che nella singola persona le manifestazioni possono essere molto più complesse.

Disturbo Paranoide di Personalità

Caratteristica principale è la profonda e immotivata diffidenza verso gli altri, anche persone care come amici e familiari, le cui parole e azioni vengono quasi sempre “interpretate” come minacciose e/o umilianti.

Nelle relazioni con gli altri sono freddi e distaccati ed evitano di entrare in confidenza per paura di fornire informazioni che in un secondo momento possano essere utilizzate contro di loro. Spesso provano risentimento talvolta accompagnato da un senso di vergogna dovuto all’eccessiva sensibilità al giudizio altrui.

La frequenza con cui il disturbo si presenta nella popolazione generale (tecnicamente “prevalenza”) è stimata tra il 2 e il 4,5%.

Disturbo Schizoide di Personalità

Le persone che soffrono di questo disturbo vivono chiusi nei propri pensieri e fantasie, non aderiscono alle regole sociali e preferiscono svolgere lavori solitari e non competitivi. Spesso appaiono insensibili e indifferenti alle circostanze della vita.

Non desiderano stabilire relazioni sociali, vivono un’affettività piatta mostrandosi introversi, freddi e distanti.

E’ più frequente nei maschi e la sua prevalenza nella popolazione generale è stimata tra il 3 e il 5%.

Disturbo Schizotipico di Personalità

Le persone con questo disturbo manifestano un comportamento stravagante e bizzarro che è evidente nel modo di parlare, vestirsi o di confrontarsi con gli altri (per esempio parlano in pubblico da soli, ridono o gesticolano senza un apparente motivo). Anche il modo di pensare è inusuale e raccontano di esperienze di telepatia, chiaroveggenza, lievitazione ecc… (tecnicamente “pensiero magico”).

Nei rapporti con gli altri le persone con questo disturbo sono sospettose e hanno difficoltà nello stabilire relazioni intime.

La prevalenza nella popolazione generale stimata tra 0 e il 2%.

Disturbo Borderline di Personalità

Caratteristici di questo disturbo sono i frequenti e bruschi cambiamenti dell’umore (continuo passare da esaltazione ad abbattimento) e dell’immagine di sé accompagnati da un forte reattività con comportamenti impulsivi (abuso di sostanze, rapporti sessuali a rischio, spese compulsive), esplosioni di rabbia e aggressività sia verso gli altri sia verso se stessi (automutilazioni –soprattutto in età giovanile-  e idee di suicidio).

Chi soffre di questo disturbo ha delle relazioni amicali e affettive molto intense ma instabili; spesso all’inizio della storia affettiva idealizzano il partner per poi sentirsene delusi e svalutarlo. In caso di percezione di una minaccia d’abbandono le manifestazioni del disturbo si amplificano.

Il Disturbo Borderline è più frequente tra le donne (70% dei casi) ed ha una prevalenza dell’1,6% nella popolazione generale.

Disturbo Antisociale di Personalità

Le caratteristiche principali di questo disturbo sono l’incapacità di rispettare le norme che regolano l’agire sociale (torturare gli animali, rubare, truffare, aggredire), la totale inosservanza dei diritti degli altri, la mancanza di rimorso per le conseguenze dei propri comportamenti (considerati “incidenti di percorso”), l’incapacità di imparare dai propri errori.

Sul piano relazionale hanno difficoltà a portare avanti un rapporto affettivo stabile (sono spesso infedeli e aggressivi con il partner)  possono bruscamente cambiare attività lavorativa e amicizie.

La prevalenza del Disturbo Antisociale è stimata tra 0,2% e 3,3% con una maggiore diffusione tra i maschi.

Disturbo Istrionico di Personalità

Chi soffre di questo disturbo manifesta un’eccessiva emotività ed è continuamente alla ricerca dell’attenzione per avere la quale assume atteggiamenti teatrali e provocatori.  Se non riesce a ottenere le attenzioni volute può reagire con rabbia, aggressività e tentativi autolesivi spesso “dimostrativi”.

Nelle relazioni con gli altri è egocentrico e manipolatore ed è interessato più ad avere riconoscimenti e lusinghe che alla relazione di per sé.

La prevalenza del Disturbo Istrionico è del 2%.

Disturbo Narcisistico di Personalità

Aspetti caratteristici della persona con Disturbo Narcisistico sono l’autostima grandiosa, le fantasie di successi straordinari e di potere, il bisogno di ammirazione, l’aspettativa irragionevole di essere considerato superiore agli altri o che tutto gli sia dovuto.
Il narcisista è anche invidioso, arrogante, presuntuoso ma la sua autostima è fragile tanto che basta una difficoltà interpersonale, un fallimento, una frustrazione per incrinarla facilitando la comparsa di sintomi depressivi.

Chi soffre di questo disturbo manca di empatia (cioè ha difficoltà a capire i bisogni degli altri) e tende a sfruttare i rapporti interpersonali per raggiungere i propri obiettivi. All’inizio di una relazione spesso idealizza l’altro per poi in un secondo momento rimarcane i difetti e assumere un  atteggiamento umiliante e sprezzante.

La prevalenza del Disturbo Narcisistico è inferiore all’1% con maggiore diffusione nei maschi.

Disturbo Evitante di Personalità

Chi soffre di questo disturbo ha una radicata convinzione di valere poco, prova un forte sentimento d’inadeguatezza ed è ipersensibile alle critiche.

Nei rapporti con gli altri è timido, goffo, insicuro ed  evita di essere al centro dell’attenzione per il timore di essere criticato, umiliato o di apparire ridicolo. Pur desiderando una vita sociale preferisce evitarla anche se questo provoca sofferenza.

La prevalenza del Disturbo Evitante è intorno al 2% , senza differenza tra uomini e donne.

Disturbo Dipendente di Personalità

La persona con Disturbo Dipendente di Personalità ha una scarsa fiducia in se stesso, avverte un’intensa necessità di essere accudito, si sente vulnerabile, indifeso, incapace di prendere una decisione autonoma e chiede continuamente consigli e rassicurazioni.

Nel rapporto con gli altri, per paura di essere abbandonato, è passivo, sottomesso e pur di non rimanere solo tollera partner aggressivi o infedeli.

Il Disturbo Dipendente di Personalità è più frequente tra le donne e ha una prevalenza nella popolazione generale inferiore all’1% .

Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

Chi soffre di questo disturbo manifesta un’estrema attenzione ai dettagli, all’ordine e alle regole; ricerca una perfezione che non riesce mai a soddisfare; non tollera l’incertezza; è spesso sopraffatto da dubbi che conducono alla passività a all’immobilismo.

La vita di relazione è negativamente condizionata dall’intransigenza, dalla rigidità e dal bisogno di controllo, dalla difficoltà di dedicarsi realmente agli altri con conseguente chiusura sociale.

La prevalenza del Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità nella popolazione generale è stimata tra il 2 e il 7%.

 

Come si curano i Disturbi di Personalità?

Per i Disturbi di Personalità il trattamento di elezione è la psicoterapia, da sempre ad orientamento psicodinamico ma negli ultimi decenni è stata validata scientificamente l’efficacia dell’approccio cognitivo-comportamentale.
È fondamentale che la valutazione diagnostica consideri da un lato la varietà dei sintomi manifestati, e dall’altro la presenza di tratti stabili che costituiscono lo stile di comportamento utilizzato dal paziente per affrontare la quotidianità.
Data la scarsa abilità nell’essere consapevoli dei propri problemi la psicoterapia ad orientamento cognitivo comportamentale si focalizza in generale su:

  • migliorare la consapevolezza della propria condizione
  • accettare tale condizione
  • sviluppare abilità relazionali e stili di vita più “funzionali”

Per alcuni Disturbi di Personalità ad integrazione dell’approccio cognitivo coportamentale sono stati proposti dei modelli terapeutici specifici come: la Schema Therapy di Jeffrey Young, la Dialectal Behavior Therapy di Marsha Linean, la Terapia Metacognitiva-Interpersonale di Antonio Semerari e coll., la Terapia Cognitivo Evoluzionista di Gianni Liotti e coll.

È utile sapere che quasi sempre vi è la necessità di integrare l’intervento con una terapia farmacologica e in alcune forme, nella loro fase iniziale,  può essere necessario anche un periodo di ricovero.

Trattamento farmacologico (di Antonio Tundo)
Gli studi che valutano l’uso dei farmaci nei Disturbi di Personalità sono pochi e riportano che l’associazione di un trattamento farmacologico ha una durata medio-breve con gli scopi di:

  • diminuire le manifestazioni più pericolose (per esempio l’impulsività o l’aggressività) o che creano maggiore sofferenza (per esempio l’ansia o la depressione)
  • facilitare il lavoro psicologico

Nelle persone con un disturbo del cluster A per i sintomi simil-psicotici (per esempio la sospettosità) si utilizzano antipsicotici di seconda generazione a piccole dosi, per ridurre l’ansia e l’insonnia gli stessi antipsicotici di seconda generazione o le benzodiazepine (comunemente conosciute come “ansiolitici”) mentre per eventuali sintomi depressivi è possibile il ricorso a un antidepressivo con attività serotoninergica.

Nelle persone con un disturbo del cluster B si cerca di diminuire l’instabilità dell’umore con stabilizzatori dell’umore (acido valproico e carbamazepina) o con antipsicotici di seconda generazione; questi ultimi sono utili anche per contrastare rabbia, impulsività e aggressività come pure eventuali sintomi psicotici transitori.

Nel disturbo istrionico di personalità (cluster B) e nelle persone con un disturbo del cluster C la prescrizione di un antidepressivo con attività serotoninergica può alleviare l’ansia o i sintomi depressivi.

 

*Le informazioni fornite hanno natura generale e sono pubblicate con finalità puramente divulgative. Per doverosa informazione, si ricorda che la visita effettuata dal proprio medico rappresenta l’unico modo per ricevere una diagnosi corretta e un trattamento efficace. “