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Disturbo post traumatico da stress

di Daniela Petrilli

Stress da eventi traumatici. Come e quando si manifesta e le possibilità di cura.

Il disturbo post traumatico da stress (PTSD) è, come chiaramente indica il nome stesso, un disturbo mentale che compare in seguito a uno o più eventi traumatici.
In alcuni casi si tratta di traumi collettivi come le catastrofi naturali (per esempio terremoti, alluvioni, frane..) e civili (incidenti aerei o ferroviari…) o di origine sociopolitica (atti terroristici),  in altri casi di traumi individuali come le rapine a mano armata, le aggressioni fisiche, la violenza sessuale, il lutto traumatico (la perdita inaspettata o il suicidio di una persona cara), incidenti stradali, menomazioni improvvise, interruzione di gravidanza.
Si tratta di eventi improvvisi, incontrollabili e molto intensi che riducono le abituali capacità di fare fronte alle situazioni di minaccia lasciando nelle persone che li vivono una forte sensazione di impotenza e incredulità.

Subito dopo un evento traumatico con queste caratteristiche è del tutto normale provare ansia e uno stato di allarme (“iperattivazione fisiologica”) come se si dovesse essere ancora pronti ad affrontare il pericolo. Si associano l’incredulità per quanto successo e contemporaneamente la percezione chiara che nulla tornerà più come prima. Ciò che si impone è la necessità di adattarsi al cambiamento ed elaborare l’accaduto. E’ frequente infatti la tendenza a ricordare e riesaminare l’evento allo scopo di comprenderne le cause come se fosse una situazione da risolvere e non come qualcosa che, per quanto sconvolgente, può solo essere accettata.
Nella maggioranza dei casi queste reazioni sono transitorie e non richiedono un aiuto specialistico. Quando però si protraggono nel tempo e anzi si intensificano creando una sofferenza significativa, allora viene a configurarsi un vero e proprio quadro psicopatologico, il disturbo post traumatico da stress.

Quanto è frequente
Studi recenti sulla popolazione italiana stimano che il rischio di sviluppare un PTSD nel corso della vita (la così detta prevalenza life-time) è del 2,4% e che, sebbene gli eventi traumatici siano piuttosto comuni, solo un terzo delle persone che li subisce manifesta la patologia.
E’ logico pensare quindi che esistono fattori di rischio che predispongono alcune persone più di altre a una
patologia post traumatica, fattori legati alla vulnerabilità individuale (come aver già subito in passato un trauma o soffrire di un disturbo psicologico o psichiatrico) e fattori legati alla vulnerabilità sociale (come uno carso sostegno sociale ed emotivo).  Vi sono, tuttavia, anche caratteristiche legate al trauma che aumentano il rischio di sviluppare il disturbo post traumatico. Ciò che si tende a credere è che la probabilità di sviluppare un PTDS sia maggiore quanto maggiore è il rischio percepito per la propria incolumità (quindi un conto è osservare una catastrofe da lontano un conto è viverla direttamente).

Come si manifesta
Le manifestazioni del disturbo post traumatico sono:

  • ricorrenti flashback
  • incubi o pensieri intrusivi sull’accaduto
  • disturbi del sonno
  • ritiro sociale
  • comportamenti di evitamento
  • distacco emotivo
  • tendenza accentuata ad allarmarsi
  • idee di colpa

Le persone che soffrono di un disturbo post traumatico da stress si sentono costrette a ricordare indipendentemente dalla loro volontà.  Ciò che irrompe nella coscienza può essere il ricordo di una scena, odori, suoni, voci collegati all’evento traumatico (“da quell’incidente ho sempre in mente quel terribile rumore  e le urla della gente intorno… .anche quando sono a casa tranquilla e preparo la cena improvvisamente mi paralizzo dalla paura”).
In alcuni casi possono verificarsi dei
flashback in cui le persone sentono o agiscono come se stessero rivivendo l’evento, perdendo coscienza dell’ambiente che li circonda (“di notte ad un certo punto mi ritrovo a scappare giù per le scale di casa, poi dopo poco mi accorgo che la terra non trema ma ci metto molto tempo per tranquillizzarmi e rendermi conto che sono al sicuro”).

Il desiderio è quello di dimenticare quanto accaduto ed è per questo che si ricorre all’evitamento sia dei ricordi volontari collegati all’evento, sia delle situazioni o anche delle persone a cui è collegato (per esempio, non uscire in macchina dopo un incidente automobilistico o non uscire la sera dopo un aggressione…) ma contemporaneamente si avverte la sensazione di essere ancora in pericolo.
Il corpo rimane pronto alla fuga o alla lotta come se si fosse di fronte ad una minaccia continua. L’iper-reattività fisiologica comporta frequenti reazioni di spavento anche in risposta a stimoli innocui (un allarme che suona, una porta che sbatte, un tuono…); in aggiunta, il comportamento può diventare irritabile e possono comparire reazioni di rabbia e comportamenti aggressivi.
Sul piano del pensiero, sono frequenti i problemi di concentrazione e di memoria. Quest’ultima può, in casi più rari, risultare compromessa con una incapacità a ricordare aspetti importanti del trauma (“amnesia dissociativa”). Le persone affette da
disturbo post traumatico da stress sviluppano convinzioni negative esagerate su se stesse e sulla vita (“non merito niente”, “non posso fidarmi di nessuno”, “la vita fa schifo”, “sono una cattiva persona”) o anche pensieri pervasivi legati al trauma (“io sono uno che attira i guai”, “me lo merito”, “ non mi sono ribellato abbastanza, quindi è colpa mia”) con tendenza ad attribuire a se stessi la responsabilità di quanto accaduto, attribuzione in genere del tutto irrealistica e oltretutto fonte di sofferenza aggiuntiva.
Tra gli stati d’animo il senso di colpa per essere sopravvissuti (in particolare nei casi di disastri naturali) o per le reazioni messe in atto al momento o dopo il trauma è molto frequente ma, oltre alla colpa, possono persistere stati d’animo negativi di paura, orrore e vergogna.  Spesso questa condizione si associa a una marcata riduzione di interesse per le comuni attività quotidiane e ad una incapacità a provare emozioni positive con possibili sentimenti di distacco ed estraneità dagli altri. Tristezza e sintomi depressivi sono molto frequenti nelle persone traumatizzate.

Come evolve
Il PTSD ha una evoluzione cronica anche se il suo decorso può essere molto variabile.
Se non adeguatamente e prontamente curato può aggravarsi e associarsi ad altri quadri psicopatologici come la depressione o la dipendenza da sostanze e farmaci, con elevato rischio di suicidio, anche a molti anni di distanza.
La salute fisica, inoltre, può risultare compromessa per la comparsa di una continua sensazione di stanchezza (“astenia”), disturbi gastro intestinali e cardiovascolari e per un complessivo indebolimento del sistema immunitario. La presenza di un
disturbo post traumatico può inoltre aggravare un eventuale disturbo psichico preesistente, come depressione e ansia (disturbo di panico, disturbo ossessivo compulsivo), accentuandone i sintomi e aumentando di conseguenza la sofferenza personale.

Come si cura*
Il trattamento di elezione nella cura del PTSD è la psicoterapia ed in particolare quella cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma e l’EMDR che hanno dimostrato una maggiore efficacia.
Obiettivi comuni a entrambe le terapie sono l’elaborazione del trauma e il graduale abbandono della tendenza all’evitamento dei ricordi volontari, delle situazioni e delle persone collegati all’evento. Spesso all’intervento psicologico si associa una terapia farmacologica per il controllo di alcuni specifici sintomi, come per esempio l’insonnia, o per contrastare eventuali disturbi associati come depressione, disturbo di panico o disturbo ossessivo compulsivo.

*Le informazioni fornite hanno natura generale e sono pubblicate con finalità puramente divulgative. Per doverosa informazione, si ricorda che la visita effettuata dal proprio medico rappresenta l’unico modo per ricevere una diagnosi corretta e un trattamento efficace.