Ci occupiamo di diagnosi, cura e prevenzione delle patologie mentali

blog

genitori di adolescenti

“Mio figlio crescendo è cambiato, improvvisamente sembra un altro.”

Arriva l’adolescenza. Cosa fare con irritabilità, scontrosità, risposte a monosillabi?

La domanda che riportiamo è sicuramente quella che più sintetizza la perplessità dei genitori degli adolescenti. La situazione descritta, frequentissima, non ci meraviglia, riguarda infatti i cambiamenti di quasi tutti i ragazzi che passano dall’infanzia all’adolescenza.
Spesso i genitori danno per scontato che questa fase di transizione riguardi solo i figli e non considerano, invece, che il guado infanzia-adolescenza coinvolge e riguarda l’intera famiglia.  Non sono solo i ragazzi a doversi misurare con nuovi momenti, comportamenti ed emozioni, anche per i genitori l’adolescenza è un grande cambiamento che richiede una nuova postura emotiva e comportamentale.
Si deve quindi mettere in conto che tutto il sistema famiglia, prima di raggiungere un nuovo equilibrio, passi attraverso vari livelli di turbolenza.

Cosa prova l’adolescente durante questa fase
“Voi non mi capite!!”

Il giovane passa dalla ricerca di protezione e sicurezza, tipica dell’età infantile, al desiderio di autonomia e alla ricerca di una propria identità. Si trova in una fase di egocentrismo caratterizzata da pensieri, regole e teorie che tenta di “imporre”, a sé e agli altri, allo scopo di differenziarsi come individuo dotato di autonomia mentale.
L’adolescente inizia a distanziarsi dalla famiglia, sente con impellenza il bisogno di dimostrare di essere all’altezza delle situazioni, di essere accettato dal gruppo dei pari, di avere un suo mondo privato, di costruire legami affettivi alternativi, di integrarsi con i cambiamenti del suo corpo. Tali bisogni però si scontrano con una realtà ben diversa e molto critica, densa di eventi che irrompono per la prima volta nella vita di un adolescente, mettendo a dura prova la capacità di sostenere le situazioni che gli vengono poste o in cui lui stesso si infila.
Mostrarsi intolleranti alle regole familiari, mettere in atto condotte trasgressive, reagire con rabbia, porsi in maniera sfidante e provocatoria verso i genitori, limitare le informazioni sulle proprie attività, stabilire dei confini anche fisici (per esempio chiudersi nella propria stanza), sono comportamenti molto comuni che soddisfano la naturale esigenza dell’adolescente di rinforzare la sensazione di “potercela fare”.
Se chiediamo ad un adolescente quali aggettivi descrivano meglio il proprio stato d’animo vengono riferiti: incompreso, costretto, ipercontrollato, assillato, preoccupato, inadeguato, non accettato, non rispettato, giudicato. A seconda delle caratteristiche personali, questi stati d’animo danno luogo a comportamenti di chiusura o strafottenza, sottomissione o arroganza, confusione o assertività,  ecc.

Cosa accade ai genitori?
“Sei tu che sei cambiato, noi siamo sempre gli stessi!”

Se pensiamo allo stato d’animo dei genitori la situazione non è molto diversa. Abituati fino a quel momento ad accudire il proprio “bambino”, si trovano di fronte un figlio che non chiede più sicurezza e protezione ma  vuole conquistare autonomia.
Questo passaggio, che per giunta è spesso non graduale e repentino, determina sconcerto e stupore nei genitori che, abituati a relazionarsi con le modalità genitore-bambino, si trovano a rispondere a nuove esigenze e a gestire comportamenti spesso incomprensibili.  Nel loro animo si affacciano sensazioni irrazionali come senso di abbandono e di mancanza che da un lato contribuisce a percepirsi “traditi”, dall’altro a nutrire il timore di aver fallito nel ruolo di genitore.
Tale condizione genera spesso quel diffuso atteggiamento istintivo di difesa che porta i genitori a ritenersi dalla “parte giusta” e ad attribuire all’adolescente la responsabilità di quanto sta accadendo nella famiglia.
In relazione ai propri stati d’animo i genitori, in modo non molto dissimile dai propri figli, si dichiarano: inadeguati, impotenti, preoccupati, spaventati, rifiutati, delusi, non rispettati, abbandonati, traditi, sfidati, giudicati. Anche in questo caso questi stati d’animo si manifestano con comportamenti autoritari o remissivi, da amico o da persona contrastante/disconfermante.

E la coppia?
Non raramente, i genitori si trovano ad affrontare un momento difficile anche nella loro relazione e non solo per le possibili divergenze sulle modalità educative. Il distacco dei figli dalla famiglia fa riemergere l’esistenza di una dimensione di coppia che le priorità familiari avevano quasi sopito ed in cui, a volte, dopo una “parentesi” di molti anni, i genitori devono quasi imparare di nuovo a muoversi.
In questo caso è facile che il ragazzo diventi il “capro espiatorio” di una condizione che invece non lo riguarda.

Cosa si può fare?
“Sono due le cose che i bambini dovrebbero ricevere dai loro genitori: radici e ali.”  Attribuito a W. Goethe

Il passaggio dall’infanzia alla vita adulta è un momento complesso per chiunque e i genitori si trovano ad accompagnare i propri figli in un’impresa evolutiva di non facile gestione assolvendo al compito di essere un solido punto di riferimento.
Per superare la frequente tendenza a stabilire chi ha torto e chi ha ragione, chi è nel giusto e chi sbaglia, atteggiamenti che quasi sempre conducono a contrasti e a infruttuose contrapposizioni, è innanzitutto importante tentare di cambiare prospettiva, provando a guardare la realtà “mettendosi nei panni” del figlio.
Questo può essere più facile se si prova a recuperare il ricordo di come si è vissuta la propria adolescenza. Quante volte ci è capitato di trasgredire le regole imposte dalla famiglia (uscire di nascosto, frequentare persone poco conosciute, prendersi una sbornia…) o di avere avuto momenti di rabbia per la sensazione di non essere capiti o di aver subito un’ingiustizia?
Questo fondamentale passo permette di riportare alla memoria un momento che l’evoluzione naturale della vita ha fatto quasi dimenticare: l’adolescenza. Una fase difficile e irta di ostacoli.

In secondo luogo, come genitori, è importante trovare un nuovo posto in questo diverso scenario. Il rapporto non è più con un bambino ma con un giovane che sta diventando un adulto. Contrapporsi per partito preso, demonizzare e punire un singolo comportamento possono essere strategie utili ad alleviare l’ansia e le frustrazione momentanee ma non aiutano a risolvere il problema a lungo termine. Per i genitori si dimostrano ben più utili strumenti come: l’osservazione attenta e consapevole e l’ascolto attivo.
L’osservazione attenta permette di valutare se i comportamenti dei propri figli sono solo una provocazione transitoria, breve, funzionale all’età, oppure se rappresentano un tentativo di mettere una “barriera invalicabile” tra sé e la famiglia (camera da letto sempre chiusa, non mangiare a tavola con il resto della famiglia, irritabilità estrema, assenza totale di comunicazione ecc.). Uno strumento che aiuta a distinguere i comportamenti occasionali di un adolescente che fa le sue prime esperienze da adulto da modi di fare “alterati”, già strutturati.
Tramite l’ascolto attivo, che consiste nel sospendere il proprio giudizio concentrandosi esclusivamente sui racconti, i giovani si sentono incoraggiati ad aprirsi perché sostenuti dalla fiducia che deriva dalla sensazione di essere ascoltati e non giudicati.

Il genitore nell’osservare ed ascoltare dovrà affrontare e gestire il difficile compito, comune a tutti,  di contenere le emozioni, per esempio la rabbia, che sta provando verso il ragazzo (“è più forte di me, quando parlo con mio figlio lo strozzerei…”, “mi fa andare fuori dai gangheri, è proprio stupido..”).
Come abbiamo visto in precedenza gli stati d’animo dei ragazzi e dei genitori non sono dissimili, e questa comunanza di emozioni può facilitare la comunicazione necessaria al raggiungimento di un nuovo equilibrio.

Non scoraggiarsi se tutto sembra difficile

Quando ci si sente intrappolati in un labirinto e non si vede una via d’uscita, un supporto psicologico per i genitori può essere di grande aiuto per il recupero di risorse inaspettate, ma esistenti e  mai provate sul campo,  e per il superamento della diffusa, ma infondata, sensazione di aver fallito nel ruolo di genitore.
Chiedere un aiuto qualificato per sé stessi non deve essere interpretato come una sconfitta ma come risorsa. Si tratta infatti di un importante passo verso il cambiamento per aiutarsi ed aiutare chi si trova in difficoltà in favore di una migliore qualità di vita.

 

Autore: Roberta Necci