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Rumore del phon: quando il suo suono rilassa

E’ possibile diventare dipendenti dal rumore del phon?

‘’Da qualche tempo, la sera per addormentarmi ho bisogno di avere un phon acceso vicino al mio letto e anche quando vado in bagno sento questa necessità….secondo lei è normale o devo preoccuparmi? ’’

Così esordì un mio paziente in una seduta di psicoterapia. Superata un’iniziale meraviglia,  la curiosità per l’argomento mi ha spinto a fare una ricerca in internet e sono entrato in contatto con una dimensione inaspettata scoprendo il mondo delle persone che hanno l’abitudine di rilassarsi attraverso il suono di elettrodomestici di uso quotidiano.

Tra questi l’asciugacapelli va per la maggiore, a tal punto che esiste la pagina Facebook: “Rumore del Phon” dedicata al Magnifico (o Sublime) Rumore, come viene chiamato. La pagina conta più di 5.000 iscritti che condividono il relax da phon e una galleria fotografica di asciugacapelli retrò ed attuali. Su Youtube, invece, le parole “rumore phon” fanno comparire al primo posto un video che propone 3 ore e 45 minuti del Magnifico Rumore.
Tra gli amanti del rumore del phon troviamo alcuni per i quali quel suono continuo è una compagnia che favorisce l’addormentamento, sia per gli adulti che per i bambini, altri che lo considerano un aiuto a focalizzare l’attenzione su un compito. In ogni caso viene considerato qualcosa che tiene lontano lo stress e rilassa. In alcuni forum, in cui i partecipanti si scambiano commenti, consigli e video di phon, ovviamente in funzione, ho scoperto che proprio come il mio paziente, molti si preoccupano della particolarità di questa consuetudine. Al timore di potenziali incendi per surriscaldamento del phon, soprattutto per chi lo usa a letto, e all’eccessivo consumo di energia elettrica, l’aspetto su cui gran parte di loro si  sofferma è la preoccupazione di essere diventati dipendenti da ‘’rumore’’ di elettrodomestico.  

Ma è possibile sviluppare una simile dipendenza?
Alcuni comportamenti (per esempio il gioco d’azzardo o lo shopping compulsivo o l’utilizzo eccessivo di dispositivi elettronici) diventano dipendenze quando interferiscono in modo significativo con la quotidianità di una persona fino a compromettere la qualità della vita familiare, sociale e lavorativa e quando non poterli evitare genera una sofferenza rilevante. In questi casi si parla di Dipendenze Comportamentali ed è necessario rivolgersi ad uno specialista della salute mentale per valutare il il percorso terapeutico più adatto.
Per questo caso specifico, non abbiamo evidenze significative dalla letteratura scientifica e quindi possiamo parlare semplicemente di una abitudine e osservare il trend positivo di cui gode soprattutto sui social network.

Cosa può spingere le persone a questo comportamento?
Proprio perché si tratta di un’abitudine non è facile capire le ragioni che portano a metterla in atto e si possono  fare solo delle ipotesi. Qualcuno si riferisce al concetto di “rumore bianco”, cioè un suono ad ampiezza costante e sempre uguale che il cervello non registra come un disturbo ma come un rassicurante sottofondo. Rassicurante, secondo questa interpretazione, perché in tempi in cui l’uomo viveva nelle grotte la presenza di cattive condizioni atmosferiche riduceva il pericolo di essere attaccati da predatori ed è possibile che per le popolazioni di quei tempi il suono lungo e costante di pioggia o vento facesse sentire più protetti dai pericoli. Altri si riallacciano alle sonorità rassicuranti che accompagnano costantemente il bambino durante la gravidanza. Dai racconti di chi ama il Rumore del Phon possiamo ipotizzare che il suono aiuti a silenziare il flusso dei pensieri quando questi ostacolano il rilassamento. O ancora che sia il mix tra un suono costante e la piacevolezza del calore a facilitare il relax.

Una riflessione conclusiva riguarda la contraddizione che emerge da questo comportamento.
Sembra davvero strano che in un momento in cui il contatto con la natura è sempre più ridotto e l’inquinamento acustico invasivo, il nostro cervello risponda alla pressione della quotidianità trovando sostegno nella regolarità del suono di un elettrodomestico. Un modo davvero alternativo di ri-attaccare la spina.

Autore: Roberta Necci