Ci occupiamo di diagnosi, cura e prevenzione delle patologie mentali

blog

Sullo scrivere e sul leggere, spunti di riflessione

Scrittura e lettura possono essere utili in psicoterapia?

Oltre il finestrino, dondolato dal vagone, lo sguardo diretto verso il paesaggio corre veloce. Distese di prati tinteggiati di rosso, di giallo, si susseguono e s’inseguono. Ed ecco, un casolare abbandonato rompe la corsa, rudere solitario, colpito dal tempo eppure fermo.  Su di esso, una mano ha tracciato una scritta, che cattura la mia vista; grande, visibile a distanza: “POESIA”.
Il tumulto di emozioni, che fino a quel momento mi aveva accompagnato, all’improvviso si lenisce.

L’esperienza, che poc’anzi ho raccontato, mi ha generato degli spunti di riflessione, che ho pensato di condividere in questo spazio del blog. Ho scelto la parola Poesia per traghettarci verso le due sponde, quelle della scrittura e della lettura, accennando alla fisionomia di ciascuna di esse in relazione all’ambito della psicoterapia, così come fa un pittore quando in uno schizzo delinea i lineamenti di un volto.
È una dolce parola Poesia, contiene e acquieta, già solo ripeterla placa la tempesta. Sarà per questo, che molte persone che curiamo, spesso, ci donano le loro composizioni. La Poesia dà voce all’indicibile, a  quelle emozioni difficili da raccontare; veicola e facilita l’incontro tra i nostri sentimenti e i pensieri, cosa non facile e scontata, perché le parole non possono spiegarli o descriverli possono però farlo indirettamente attraverso metafore e immagini.
Sappiamo, come psicoterapeuti, quanto per le persone che curiamo sia difficile questo passaggio: quell’indicibile, di cui parlavo, spesso domina la scena. Quel sentire, a volte, così oscuro e vago non trova parole, o è talmente frammentato che esce sotto forma di suoni, grida o versi e riuscire a tracciare una narrazione richiede molto tempo.

Ecco che in quell’atto dello scrivere, una poesia ma anche un diario o un racconto, accade qualcosa di speciale: cominciamo a intrecciare lentamente i fili della nostra narrazione.
Così vediamo come quelle pagine da noi scritte ci forniscono innanzitutto uno spazio delimitato e definito per stare con il nostro sentire donandoci il beneficio immediato di “sentirci liberati”, perché abbiamo potuto appoggiare su quella pagina il fardello che ci portavamo dietro.
Allo stesso tempo, scrivere le storie che ci riguardano, riuscire a situarle nel tempo e in relazione all’ambiente in cui abbiamo vissuto, ci permette di  tracciare i fili di una trama di quella che possiamo definire un’identità narrativa.
Lo scrivere su noi stessi è utile per imparare a raccontare di noi e può portarci, a volte con l’aiuto di uno psicoterapeuta, a cogliere alcune dimensioni della nostra persona e a riflettere su di esse. Sarà più facile riconoscere come siamo fatti, ad esempio può portarci a dire: sono una persona timida, aggressiva, impulsiva o remissiva e così via.

Nell’atto del leggere un libro accade un altro momento altrettanto speciale: l’incontro con l’Altro.
Mentre leggiamo, l’intreccio intessuto dal narratore comincia a essere dipanato dal lettore stesso. E nella lettura, che è un atto in solitudine, scopriamo invece un momento intersoggettivo, un momento in cui dall’Io passiamo al Noi e in cui è possibile sintonizzarsi con il vissuto dell’Altro.
Possiamo immaginare la lettura come un ponte, un ponte verso l’Altro che può permetterci, qualora decidiamo di attraversarlo, di avvicinarci agli stati d’animo altrui. In che modo? Le neuroscienze ci dicono che uno dei contributi più intensi e meno riconosciuti della lettura profonda è proprio l’atto di assumere la prospettiva e le emozioni degli altri. Le parole scritte dal narratore comunicano dei dettagli sensoriali, possiamo cogliere ad esempio la voce incastonata nelle parole dei diversi personaggi. Allo stesso tempo la lettura ci evoca delle immagini e tutto questo risuona in modo immediato nel nostro corpo ancor prima di formulare qualsiasi tipo di pensiero.

Ed è questo sentire che permette un avvicinamento all’esperienza dell’Altro, un fenomeno complesso in cui impariamo ad apprezzare e ad accogliere le differenze valorizzando le cose che ci rendono simili.

Autore: Paola Cavalieri